Razzo a propulsione idrodinamica

A cura degli studenti della classe 3^ C, P.N.I.,  del Liceo Scientifico dell'I.I.S. "A. Poliziano", Montepulciano (SI)
Coordinatore:  prof. Roberto Fanciulli
Lavoro presentato  alla XV Settimana Scientifica - Marzo 2005

 

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Prefazione

Questo lavoro è stato svolto nella usuale attività didattica nei primi tre anni di liceo di una scuola superiore italiana. I giovani che vi hanno partecipato hanno così potuto toccare con mano come si svolge un lavoro di ricerca scientifica. Un fenomeno, un fatto, una domanda, in questo caso Come funziona un razzo?, ha spinto ad una preliminare ricerca sul tema. Poi ci sono state le fasi delle ipotesi, della sperimentazione e della verifica. In altre parole è stato seguito il classico metodo:

  • Osservare il quotidiano
    • sperimentare, verificare
  • Osservare il quotidiano andando oltre
    • ipotizzare,sperimentare, dedurre, scoprire

Il rigore scientifico è stato l'elemento sempre presente in ogni momento, anche se è stato costantemente adattato alla preparazione e alle conoscenze di giovani di 14/16 anni di età. Questi studenti tuttavia sono stati avvantaggiati nel frequentare un corso sperimentale di Liceo Scientifico (Piano Nazionale dell'Informatica, P.N.I.). In questa sperimentazione gli studenti che iniziano lo studio della Fisica nel biennio, e con impronta spiccatamente sperimentale, riprendono una caratteristica umana che si va via via perdendo: la capacità di osservare (non vedere). Osservare il mondo esterno e porsi delle domande è divenuta un’attività molto difficile per i giovani d’oggi. Chiedere loro di costruire un condensatore con il materiale disponibile in una cucina domestica è impresa improba. Dopo però che sono stati aiutati a riappropriarsi delle loro capacità di critica, di analisi e di sintesi, il metodo diventa loro patrimonio culturale e gran parte del gioco è fatto. Dopo un corso biennale propedeutico di Fisica, gli studi successivi, anche di Matematica, vengono vissuti con maggiore serenità o almeno nella consapevolezza che il metodo di studio acquisito consentirà loro di sapersi confrontare ad armi pari con le difficoltà non di questa o quella disciplina, ma di tutte in generale. Questo lavoro è quindi rivolto a giovani interessati ad esplorare il mondo della scienza e soprattutto al modo con cui esplorarlo. Tuttavia la qualità ed il livello di questa esperienza  penso possa suscitare interesse anche negli studenti dei primi anni di un corso universitario ad indirizzo scientifico. Mi auguro possa anche trovare accoglienza tra colleghi docenti che siano affascinati dal metodo sperimentale.

Voglio esprimere la mia profonda gratitudine al Dr. David Picchi, ingegnere presso un'importante società internazionale nel settore meccanico-energetico, per la cura della traduzione nella versione inglese del sito. Eventuali errori sono presenti nelle parti che io ho tradotto presonalmente.

Prof. Roberto Fanciulli

(docente di Matematica e Fisica, Liceo “A. Poliziano”, Montepulciano (Siena) – Italia)