Razzo a propulsione idrodinamica
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La fisica del razzo Quante volte avete visto partire uno Shuttle alla televisione? E ogni volta lo avete ammirato come fosse un miracolo… ma in realtà dietro ci sono tanti studi specifici e tante sperimentazioni. Anche noi siamo stati incuriositi da questi eventi e abbiamo provato a riprodurli studiandone le leggi fisiche che ne stanno alla base. Innanzitutto analizziamo che tipo di moto ha il nostro razzo una volta lasciata la rampa di lancio, facendo inizialmente l'ipotesi di trascurare la resistenza con l'aria. Appena sganciato accelera da una velocità iniziale uguale a zero in maniera uniforme su una traiettoria rettilinea (in un modello ideale nel quale nonostante la perdita di massa la spinta rimane costante). Una volta raggiunta la velocità massima prosegue con moto sempre rettilineo ma decelerato, in base sempre al secondo il secondo principio della dinamica, e diminuisce la velocità fino a zero alla massima altezza. Da qui la bottiglia inizia la sua discesa con accelerazione pari a 9,81 m/s^2 (modulo dell'accelerazione di gravità).Quando la bottiglia, il nostro razzo, è ancora fissata
alla pedana, la risultante di tutte le forze è uguale a zero. All'interno
del razzo c'è una quantità di acqua, che costituisce il propellente, e
aria sottoposta ad una pressione di circa 2 atm. Al momento dello sgancio
l'acqua viene spinta fuori di colpo dall'aria compressa e dà una spinta
alla bottiglia. Questa continua fino a quando l'acqua non viene completamente
espulsa. A questo punto il razzo continua il suo moto per inerzia. Come
sappiamo il razzo non è fatto per sfruttare la portanza alare, infatti
privato della spinta del motore non riesce a planare ma entra in caduta
libera. E' proprio grazie alla spinta dei motori che riesce a superare
la forza del campo gravitazionale ed alzarsi in volo. Una volta alzatosi
in volo la struttura del razzo potrebbe ruotare intorno al proprio baricentro
come un perno virtuale. L'aria che lambisce le superfici antecedenti il
baricentro tende a rendere instabile il volo, mentre l'aria sulla parte
posteriore al baricentro tende a stabilizzarlo. Ecco perché le pinne sono
quasi sempre poste sulla parte inferiore del razzo. Per semplificare possiamo
considerare la somma di tutte le spinte che agiscono sulle pareti del
razzo come un'unica spinta che agisce su un punto chiamato centro di pressione.
In altri lavori abbiamo visto che esiste una relazione tra il centro di
pressione e il centro di massa, ma abbiamo deciso di affrontare questa
problematica in futuro.
Ed ora usiamo un pò di matematica Si farà uso dei seguenti simboli:
Seguiremo il moto del razzo ad intervalli costanti
di
da cui
Perciò, conoscendo P e V all'istante iniziale, calcolando
la massa di acqua espulsa in un intervallo di tempo t, si può risalire
alla
Poiché rispetto al centro di massa del sistema (razzo
+ acqua) la velocità dell'acqua interna
si ottiene:
perciò si ricava:
da cui la formula inversa ci consente di ottenere la velocità di uscita dell'acqua dall'ugello e cioè:
Tramite l'equazione della portata:
siamo in grado di ricavare la quantità d'acqua Q
che esce al secondo. Se si vuole la quantità d'acqua che fuoriesce dall'ugello
in un certo intervallo di tempo
Se infine si vuole conoscere la corrispondente
massa di acqua uscita in questo intervallo di tempo
Applicando il principio di conservazione della quantità
di moto, si può ricavare di quanto aumenta la velocità del razzo per ogni
piccola quantità di acqua espulsa. Nel sistema di riferimento del centro
di massa del razzo la velocità dell'acqua che non è ancora fuoriuscita
è uguale a zero. Quando viene espulsa, questa piccola quantità d'acqua
acquista una quantità di moto che per la sua conservazione dovrà essere
uguale a quella acquistata dal razzo. Si ricava allora, tramite il prodotto
Pressione*Sezione la forza esercitata sulla massa d'acqua espulsa. Questa
forza moltiplicata per l'intervallo di tempo considerato ci fornisce l'impulso
della forza. Questo impulso sarà anche quello applicato al razzo. Indicando
la velocità acquistata dal razzo con
dalla quale si può ricavare la variazione di velocità
del razzo avvenuta nell'intervallo di tempo
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